Surprise

 

 

Perché, se eri lì, mi sei venuto in sogno, qui?

Addomesticato di tenerezza, azzurro ronzio d’ape.

L’arco del tuo braccio accanto al cuscino

/ leggero questo tuo arco,

come il ventaglio nell’impossibile agosto /.

Perché m’hai bussato nel contrattempo

inanimato della notte, quasi a sbiancarmi

di felicità? Forse perché senza sapere anche tu hai sorriso?

Prima dell’ultimo rosso di vino. Prima del come e dove

tutto si sceglie da sé. Pur se non vuole.

ancora una sigaretta, poi spengo la luce

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Una lampada di poco prezzo sopra un vocabolario, sopra un cesto chiuso, pieno di cd. Fogli, penne, due astucci con temperamatite. Vaso con margherite gialle e bianche. Le bianche sono morte prima, sole. Pagina centoquarantotto di “ Molto forte, incredibilmente vicino “. Da leggere con toccante parsimonia. Deve durare fino a Pasqua. Ché poi, sennò, mi mancano i brividi. Lavatrice per due giri di risciacquo. Per lenzuola parsimoniose d’amore. Naso che screpola. Unghie da tagliare. Ascelle da profumare. Telefono. Oggetto telefono. Promozione Telecom. E. Le sedie del vicino. Anelli di rumori e bestemmie sulla mia testa. È tutto.

Forse. Aggiungo due bottoni di dolore.

Es. n. 1. Non posso più figliare

Es n. 2. Non riesco a smettere di fumare

Es. n. 2 bis Non posso riavvolgere pellicole

22 Dicembre 2008

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Sbagliò silenzio, così,

ne toccò uno di qualcuno.

A suo modo fatto,

d’istanti, d’irritante bellezza.

Fu come odor di mele

per tutta la stagione.

E mani mansuete, a sbucciarsi,

clandestine, l’occhio al cortile.

Perché nessun sonno si turbasse

Nessuna dea a reclamare

quella cotenna di felicità.

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Settembre, qui, impara la pioggia. Pure il mare impara
una schiuma che abbaia. E pure le sfatte roselline
mimano uno scolorito splendore.
C’è una gravità d’inverno. Come un bruscolino
nell’occhio. Che dice, predice. Il camino. Il tulle di neve.

mattino. specchi.

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Ecco.

Il buon odore d’ un nulla quotidiano.

Tra il ginocchio e la gonna.

Scende. Sale. Mi riacchiappa.

Il silenzio mi ballicchia sui denti. Pure

una lunga controra di straccetti.

Ogni innamorata malinconia.

breviario

 

 

 

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Scrivimi due righe senza cigolii. Due accorate sommosse d’amore.
Fingile, s’è il caso. Pescale dal chiosco dei tuoi sbadigli. Trasformale
in soffice fiato su’ vetri. Che si ghirigora da sé. Per me. Per questo sciame
di lontananza. Per la firma d’addio ch’è scolorita in calce. Perché
non avevo capito, io, se non la persistente penombra. 
Lo scroscio.Non il temporale.

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figure. Jason Langer

 

 

Oh mi vedessi, tu, ora, a testa bassa a sbirciare il decoro del silenzio.

La vestaglietta che mi respira sul petto, le dita a legger poesie.

Come un cieco che l’accento d’un verbo vuol sentire.

Ah! Potessi tu palparmi l’ombelico del cuore, il ventre,

il pube che di lontananza sfata. La tua giocondria, sfata.

Il credito delle tue mani. La calca dei baci.

 

( Foto di Jason Langer )

tout court

 

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Sei passato tra i miei capelli.

Diventami vento, ho pregato.

Come bambini con le mani all’aria

madama Dorè non è figlia di re

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Si spalma il belletto Madamadorè
La gonna a fossetta scucita dal re
Madama coi piedi di nulla mutato
Smalto di tigre appena appannato
Dorè che dal treno si getta nel mare
Voglia ha di chiocciole da sbaciucchiare
Dire a Nettuno quanto le garba
Scordarsi del mondo nella sua barba
Intanto in quel treno un libro s’aprì
Ed erano i ciuffi d’un bel colibrìiiiiii!!

( Simpaticamente. Tua. )

Qui

 

 

 

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L’ alba, i ciclisti, la vanità della rugiada.

Fiotti di palme e gerani. Un gesto azzurro

di mare. E le fusa d’una stella che non ti vede tornare.

*

Non siamo durati che un tonfo e un ritorno.

/ D’una discesa di baci. D’un vestito sfatto.

D’un lenzuolo a misfatto. /

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