visual

josephine cardin

 

 

Prestami

dita e sonagli.

Una

scrittura senza lamenti,

prestami,

un bene

che m’abiti sin dal mattino.

Una battaglia

senza vittorie.

Vedi?

La pioggia sente

la solitudine dei muri.

Il secco respiro

di queste povere poesie.

S’apre il giorno

senza tenerezze.

È nudo

sin

dai ginocchi,

sin dal muso

confuso dei

sogni.

 

( Ph. Josephine Cardin )

 

25 Novembre 2014. Giornata contro la violenza sulle donne.

 

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Guardami e saccheggiami con attenzione. Contami, prima, i capelli

d’anni, i solchi delle trecce, le campanelle delle corse. Con cura

sfiora l’arazzo delle mie pelli, dove ferite, ossa medicate. Dove

ogni verginità, ingiuriata. A modo, con modo, leggiti le briglie delle

fate, il tonfo d’uno schiaffo, lo schianto d’un miraggio. Saccheggiami,

ma prima sottoscriviti un dolore. Da levante allo scuro fondo di

ponente. Infibulami e perditi nel sangue. Contami negli immacolati

fili della neve. Nelle primavere risvegliate. Presto sarò nuova forza che

accompagna. Frutto d’un disordine d’amore. Sorella di sorelle.

Forte corrente. Maestosa. D’ogni consapevole destino. Odorosa.

in precisioni

 

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C’era un bacio che faceva frasTuono. Una pigra felicità.

Forse i lampioni sentivano il mare. E. Il mare una storia di stelle.

C’era l’ incanto a nudo. La mano che m’abitava. L’ora

a contorno. Il minuto, minuto. Il quadro azzurro. Il vigile saluto.

saison. temps.

 

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C’è nel grigio di novembre una tana scrupolosa di tristezza.

Un imminente smarrimento che preme dal cielo. E conta.

La poca luce che resta. Che dice, predice: Non ti salverai

dall’inverno. Dalle braccia acute del gelo. Novembre,

d’autunno muore. Le creature della gioia, muoiono. E. Meno

s’avvera il tuo nome. Ché, nelle briciole, il sole.

intimity

 

1904

 

 

 

ti parlo

sotto&voce

dita su d dita

 

con questa specie di fiato

 

mio pane

tu

 

mia nuca

cinta

 

labyrinth

 

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Ho dipinto una vertigine.

Appena.

Quando.

Il labirinto delle tue mani.

epistolAria

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Mio caro, se non riuscirai a leggere questa mia, leggiti una stella a caso. Scrolla il sonno d’una qualunque conchiglia. Segui un’ape, una fogliolina lacerata dal temporale. I riccioli tiepidi d’una capra tornata al recinto. Ecco. Mi vedi? Sto lì, lì. Qui. In ogni infinita stagione. Muta. A riparo.

conseil. poétique.

 

 

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Continua a scrivere, a fumarti qualche spavento,
che, poi, diventi verso. Continuati silenziosamente
indaffarata. Cercati un vaso con la terra pronta,
coltivati la neve, la bestia dell’inverno. E, scrivi ancora.
Del taglio del gelo. Del testamento della primavera.
/Breve la primavera, che non sfama, ma tracima
d’apparente amore / Inciditi d’ ogni rettilinea paura.
Così. Solo per spaccare il vuoto. Nel vuoto. Scrivi.

in visibile

Milo Klaassen

Tu

sei la mia lingua minore,

apparente mio amore. Quella

rapita, schiva. Solitaria.

La mia pupilla madre,

che me ripara, cuce, orienta.

Tu

sei la lacrima che

m’allaga, quando in salvo ti

metti e per te solo divori

i frutti di stagione.

Tu

sei lo spericolato perdono.

In gola fino a sera. Quando

il soffitto è una sicumera.

Di come ero. Com’ era.

conseil

 

 

 

 

 

007

 

 

E dirti -

Leggimi come prima scena,

entrami dalla porta delle buone intenzioni -

Ho spalle di ‘sì piccole cose,

riccioli contaminati come bisturi.

Oh! Questa idiota esasperazione,

questa invidia d’una stanchezza felice.

Che immobile. Immobile.

 

( Foto mia )

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