pomeridianità

foglioline

 

 

Nel tuo piego di libri

una stella a forma di sole

ora sulla ceramica

dove mangio, dove lascio

le rose che compro

da quegli uomini fuori mano

venti sottili, notturni

vestiti di veli.

Nel tuo piego di libri

i versi senza muraglie

/ letti a paravento appena poco fa /

come le briciole della merenda buona

dopo le scale, l’impazienza di mammà.

( A Giampaolo De Pietro, a Francesco Balsamo )

Poeti fra le dita.

modAlità

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Sbagliò silenzio,

così

ne toccò uno di nessuno.

A suo modo fatto,

d’ istanti, d’irritante bellezza.

Fu come odor di mele

per tutta la stagione.

E mani mansuete,

a sbucciar l’aria.

L’occhio al cortile.

Ché nessun sonno si turbasse.

Nessun cipiglio a reclamare

quella cotenna di felicità.

pittur azioni

 

Dorota Pawilowska

 

 

Quale il mare. Che più mi romanza.

Tale l’occhio. La narice che più m’

avventura. Una fuga tremula conservo.

La pena avvezza, accostata.

Un gioco toccato e subito salpato.

La soglia allo specchio. Il piede ove.

La quiete della barca. La policroma infelicità.

ah! tesa !

 

 

 

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Dimenticato dalle rondini,

il cielo di marzo.

Grezzo, umido, disordinato.

Quasi per finta il giacinto,

le intirizzite violette.

Sputa ancora vento, inverno

Ammutolisce il tavolo estivo

/ al balcone, al freddo verticale /.

Mi penzola una lingua morta,

una premura di vermiglio.

Le tasche con le margherite, aspetto.

E. La coccinella, sull’ orecchio delle foglie.

L’imbuto della leggerezza. I sandali per sognar lontano.

 

*

 

Oggi m’ha scritto l’allegria.

Torno presto, m’ha detto.

Arrossisci, intanto,

fa’ cose buone. Rammaglia le tasche.

L’ugola delle tenerezze. In tanto.

 

 

a forma d’acqua

Pat Rocha. the-spinster

Immagino, tu non stia molto comoda, oggi, lassù, fra gocce e nuvole. Con la pioggia alzavi l’aristocratico nasino. Come un punto di virtù offesa, lì sul divano. Le tendine spostate. E. Il rosario dei pensieri. I figli con tasche piccole per il paradiso, i nipoti con madre di sogni moribonda. So. Che lassù oggi (pure lassù dove più facili, sconti e indulgenze) dirai “ Non fatemi preoccupare. Mettetevi le medagline della Madonna, il segno della croce prima d’uscire di casa. Portate pazienza  quando tutto rovescia. Chiudetevi il colletto, stretto stretto. “ Qui, effettivamente è così. La pioggia scroscia sui gatti. I ragazzi a mazzi muoiono, un poco di lamiere, un poco di gregge che s’acceca. Qui, gli alberghi aspettano l’estate. Io tengo a cura gli occhi di chi sai. Che di te vorrebbe indietro. La reversina sul lenzuolo. La piuma calda della fossetta sul cuscino.

stanza prima

tantrum

 

Cicche ferme

nel posacenere ferme

cronico movimento

/ del dito sul fiato infinito della casa /

Il ventre m’hai addomesticato

alla silenziosa arsura

al gemito dormiente

Freddo varechina

il pavimento dei giocattoli

il paziente lenzuolo

la finestra, l’ombra dell’armadio

quaderno del fuoco senza cuoco

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Bene m’andrebbe oggi un gran tendone

un gingillin in fretta offerto per campione

Due seggiole all’ingresso, tre banane

scongiuri, fiocchi, latte e marzapane

Conforto mi sarebbe un bric à brac

presine di picchè, anche il suo frack

I denti d’un amor, dita succhiate

carbone, caramelle, stupidate

Ma basta che nessuno poi m’inghiotta

con pepe, sale, baci di ricotta.

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copertina la foglia è due metà bassa-01In botanica, la foglia è un organo delle piante specializzato per la fotosintesi. Per questo scopo, una foglia è normalmente piatta e sottile, per poter così esporre i cloroplasti, contenuti nelle cellule del parenchima fotosintetico, alla luce del Sole e far sì che la luce penetri completamente nei tessuti.

La foglia Giampaolo, sottile e assai delicata, assorbe e ri_flette molteplici ronzii di luce. La metà nascosta ( è due metà ), quella che respira terra e sassolini, sposa l’ombra. Le ombre. La natura è il suo respiro, la musicalità verticale tocca gli acuti e le delicate espansioni della liricità. Leggo e assecondo uno spartito d’ arcobaleni tra i rami. Il bellissimo libro “ La foglia è due metà “si nutre di umore quotidiano, d’aria e corridoi, d’inconscio e di crudezza adulta_bambina. La fisicità marca la concretezza e l’estasi della rarefazione. / “ Ci sono parti del nostro corpo che apprendono, attendono ancora. Anidride. Acqua sulla luna. Carbonica “. “Fatalità d’incerto materiale combustibile che per iscritto non mi espone e come carta non mi esplode…..”. /. Poi, anche, ancora, il tremor di vivere, la goccia esistenziale che scava l’anima, con, e, suo malgrado “ Non la mia fede/ Né il suo contrario / Quest’occhio beve / Vede. Avere più case. Trattenere / Il fiato in nessuna. Non ci /Sono abbastanza / Libri. Ce n’è uno / Soltanto/ “. Giampaolo De Pietro aggiusta i suoi “ panni “; allunga l’orlo della sua crescita ché consapevolezza gli sussurra l’avviarsi verso l’età adulta. Respira e riflette, scrive e riversa lo scrupolo del vivere. Si frulla nelle stagioni, esperimenta che “ C’è. / Più verosimilmente / cuore, confine / “, “ / …Sono nato dal / giallo giallo nato / dallo strato più / secco del prato / posso farmi azzurro e lo / sono stato stato / azzurro dal / prato sottofiato /. “ Poeta, quindi. Meta d’anima. Istigazione alla r_Esistenza.

time

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Ho figli grandi, una vita piccola, frangia ondulata per siepi di pensieri. Arbusti d’urto. Piccole frodi di tenerezza. La distanza dalle giovinezze m’invade, a volte. L’infinito limite delle cose andate. Gli amori, gli umori, raucedini da sigaretta, il giallo rintanato dei baci, le suole di mia madre, fredde, doverosamente consumate. Veglio e mi svago con qualche siparietto di preghiera, di riverenze da commediola. Ad esempio i minuetti di sole e mare, le sode pance delle barche, l’abbraccio immaginato senza danno. Dondolato sul pontile, illuminato da un lungo alfabeto di sospiri. E vivo, m’albergo tra la porta e il camino. Tra la gelida afa delle stagioni. E mi voglio tornare. Più sapida, capovolta verso le radici del cielo. Gonfia d’incanto. Amniotica. Leggera.

ri membranze

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Si portò una camicia pulita,

senza raffiche di sale,

mano che mescolava i capelli

Agosto al natale attaccò,

una bellezza di baci bianchi, mastri,

e, talune vecchissime parole,

a piacimento, dall’ombelico,

alle fruttuose mercanzie.

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